Carabiniere. Pittore per passione.

Natale
Randazzo

Una vita nell'Arma, un mondo intero dipinto nelle ore libere. Qui raccogliamo le sue tele — e le parole con cui le ha accompagnate.

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Ritratto di Natale Randazzo

Biografia

Una vita, due uniformi

Natale Randazzo ha servito per anni nell'Arma dei Carabinieri a Messina. Nel tempo libero dipingeva: tele popolate di animali impossibili, santi, spose, nipoti e un mondo intero uscito dalla sua immaginazione. [testo biografico completo da definire — anni di servizio, luoghi, famiglia]

Ogni quadro porta una data e, spesso, una dedica scritta di suo pugno: un diario per immagini che oggi la famiglia conserva e condivide.

Lettura critica

Il naïf di un carabiniere di Messina

C'è una tensione che attraversa l'intera opera di Natale Randazzo, ed è quella tra la disciplina di una vita in divisa e la libertà assoluta che si concede sulla tela. Come accade ai grandi autodidatti della pittura naïf — da Rousseau il Doganiere ai maestri dell'art brut raccolti da Dubuffet — l'assenza di un'educazione accademica non è un limite da compatire, ma la condizione stessa del suo linguaggio: prospettiva abolita, figure frontali, sguardi fissi e sproporzionati, un mondo dipinto come lo si ricorda e lo si desidera, non come un manuale di disegno pretenderebbe che fosse.

Il tratto più riconoscibile, quello che firma ogni tela più del nome in basso a destra, è l'uso ostinato delle bande cromatiche: vele, mantelli, scialli, perfino il pelo degli animali — uno zebra a due teste, un bue dagli occhi spauriti, un uccello impossibile — sono trattati come tessuti a righe, in contrasti complementari che non cercano mai il naturalismo ma l'effetto decorativo, quasi tessile. È un vocabolario coerente, ripetuto per anni, che trasforma l'intera produzione in un sistema riconoscibile piuttosto che in una somma di episodi isolati.

Ed è un sistema abitato dalla sua biografia. Il mare torna ovunque — barche a vela nello Stretto, pesci enormi e stilizzati, bagnanti sotto ombrelloni colorati — il paesaggio quotidiano di chi a Messina ci ha vissuto. Accanto, un filone popolare-devozionale fatto di sacre rappresentazioni e cartigli scritti a mano, come nelle fiere di paese; e un solo quadro, quello dell'accampamento a bandiere tricolori, dove la simmetria rigida dei moduli lascia intravedere l'uomo in divisa dietro il pittore. Tutto il resto, invece, è libertà pura: zebre a più teste, un disco volante viola tra gli asteroidi, animali che non sono mai esistiti e che pure convincono, perché credono in se stessi.

I due episodi più alti della raccolta, non a caso, sono anche i più intimi. Il doppio ritratto degli sposi — dipinto a quasi mezzo secolo dalle nozze del 1952, di memoria e non dal vero — abbandona per una volta la decorazione a bande e si fa sobrio, quasi commemorativo. E il dono dedicato al nipote Emanuele, l'opera meno narrativa di tutte, pura materia di rosa e di luce senza soggetto riconoscibile, si legge oggi come un piccolo testamento pittorico.

Preso quadro per quadro, questo lavoro non regge e non deve reggere il confronto con la pittura colta: non è quello il metro con cui va letto. Preso nel suo insieme — ed è il merito di questo archivio digitale, che per la prima volta lo mostra tutto assieme — è un diario visivo coerente e sorprendentemente libero: la Messina del mare, la fede popolare, l'ordine militare, la famiglia, e un'immaginazione che negli ultimi anni si concede perfino lo spazio profondo. Non è un pittore minore che va scusato. È un autore outsider che va, semplicemente, guardato per intero.

Il dono

“Per scelta a piacere di mio nipote Emanuele, dono questo mio umile e semplice lavoro affinché egli possa ricordarsi di me.”

— Natale Randazzo, Messina, 19 marzo 1998

Non una semplice dedica: un patto tra nonno e nipote, affidato a un quadro perché restasse nel tempo. È lo spirito con cui questo intero sito è stato pensato.

Dipinto di Natale Randazzo dedicato al nipote Emanuele (Messina, 19 marzo 1998)